A Morgan Stanley e Fondo Monetario Internazionale piacciono i bitcoin

di SecoloDellaRete 103 views0

Bolla speculativa o strumento di pagamento e di politica monetaria? Come possiamo definire i BitCoin? Sulla base di queste domande proviamo a dare una risposta concreta e tangibile su quelli che sono i BitCoin.

Sulla base di quelle che possono essere le considerazioni che intercorrono tra scettici e ottimisti, la finanza e il mondo osservano da vicino le evoluzioni delle cripto monete soprattutto in considerazione di quelle che sono oggi le performance.

Anche se non sembra,. Settembre 2017 è stato il mese più caldo per le criptovaluute ed in particolar modo è stato un mese turbolento per i Bitcoin, ovvero la criptomoneta più accettata nel mondo.

Solo all’inzio del mese esso aveva toccato il picco storico di quasi 5.000 dollari per unità, per poi precipitare di valore visto e considerato che per ben 2 volte è caduto in basso.

La prima volta si è verificato quando Pechino ha annunciato di vietare le ICO, e le capitalizzazioni di startup attraverso moneta elettronica, come anche dopo la sentenza di Jamie Dimon, vertice di JP Morgan Chase & CO, il quale ha stroncato il fenomeno classificandolo e definendolo come una truffa che “farà una pessima fine”.

Ma sarà vero o si tratta di una truffa nella truffa?

Secondo Dimon altro non sarebbe se non una bolla speculativa peggiore della prima documentata nella storia del capitalismo

L’instabilità dei Bitcoin

I Bitcoin anche se raggiungono valutazioni altissime subiscono forti deprezzamenti. Questo lo si deve alle oscillazioni slegate dalle dinamiche del mercato dei cambi globale, che sono correlati esclusivamente alle leggi di domanda e dell’offerta, come anche agli scambi diretti tra gli utenti che vendono e acquistano.

Questi eventi portano la moneta ad essere sempre più esposti a instabilità e altissima volatilità tanto che lo rende altamente appetibili.

Un esempio?

1000 euro di Bitcoin comprati a luglio 2010 oggi valgono decine di milioni di euro.

Mica male per un trader o un investitore che non è del campo e inizia il Bitcoin Trading da principiante.

Blockchain: gli impatti sui mercati

Sappiamo bene che i Bitcoin si fondano sulla tecnologia Blockchain e questo offre numerosi benefici in quanto:

  1. garantisce sia l’anonimato della fonte sia anche quella della destinazione;
  2. irreversibilità della transazione ovvero non è possibile procedere con la revoca delle transazioni;
  3. sicuri

Queste sono solo alcune delle caratteristiche intrinseche che hanno già da qualche anno acceso i riflettori dell’attenzione globale sulle criptomonete.

Infatti tra i grandi trader di tutto il mondo, comprese anche le autorità pubbliche, evangelisti e scettici, è possibile considerare quelli che sono gli attori nell’arena che si interrogano sull’impatto nella macroeconomia reale come anche sugli ecosistemi finanziari futuri e sul ruolo sociale che può avere una moneta.

Tieni in considerazione che i Bitcoin garantiscono scambi peer-to-peer che non tengono in considerazione nessun controllo da parte delle autorità monetarie, perché non esistono o anche solo la mediazione da arte di altri intermediari.

Al contrario, invece, i più estremisti considerano le valute virtuali solo una classica bolla finanziaria che è pronta ad esplodere.

Come Diman, la pensa anche Novogratz, capo di Galaxy Investment Partners, che altro non fa che descrive i Bitcoin come “la più grande bolla speculativa di tutti i tempi” e ne fiuta l’opportunità speculativa.

Ad ogni modo, tutti sappiamo che i Bitcoin sono un bene finito allo stesso modo dell’oro.

Essi sono limitati a “solo” 71 miliardi di dollari in circolazione, e questo vuol dire che se questa bolla dovesse davvero esplodere non dovrebbe generare catastrofi irreversibili rispetto all’economia globale.

Morgan Stanley e i bitcoin

Vi è anche chi invece promuove il ruolo dei BitCoin come futuro mezzo di pagamento o anche strumento di politica monetaria, a seguito dell’eventuale raggiungimento della maturità e stabilità.

Ad esempio James Gorman, AD di Morgan Stanley nonostante concordi con tantissimi altri colleghi sulla natura speculativa degli investimenti, crede nelle cripto valute tanto che le promuove ammettendo che sono “certamente qualcosa di più di una moda passeggera”.

Il Fondo Monetario Internazionale

La potrebbe pensare allo stesso modo anche Christine Lagarde, ovvero il direttore del Fondo Monetario Internazionale.

Egli alla conferenza della Bank of England “Central Banking and Fintech: A Brave New World?” dello scorso 1 ottobre ha dichiarato apertamene che le criptomonete sono un asset molto “volatile e rischioso che non può prendere il posto in nessun modo delle valute tradizionali.

Allo stesso tempo dichiara i Bitcoin fragili e soggetti ad attacchi hacker da parte di numerosi cyber rischi, tanto che l’innovazione tecnologica aiuterà certamente a superare questi pericoli.

Invece potrebbe essere considerato come un ottimo strumento, che detiene un ruolo sociale delle valute virtuali per le economie di paesi in via di sviluppo con istituzioni deboli.

Bitcoin nel mondo

Ci sono alcuni paesi che hanno già adottano il Bitcoin come mezzo di scambio e di risparmio. Tra questi possiamo menzionare ad esempio la Nigeria e lo Zimbabwe.

Il Venezuela, invece, dove il valore della valuta ufficiale tende allo zero, offre milioni di persone la possibilità di fare delle transazioni e procurarsi mezzi di sostentamento.

In Giappone ad esempio, i BitCoin sono invece una moneta digitale si, ma riconosciuta e legalmente accettata già dal mese di aprile 2017 mentre la Russia si prepara ad accettarla entro il 2018.

Al contrario, invece la Banca Centrale Europea non si è pronunciata in merito, ma tramite le parole di Mario Draghi alla conferenza Youth Dialogue di Dublino e anche in Parlamento Europeo ha analizzato la questione e l’evoluzione come anche l’opportunità che offre il Bitcoin e il Blockchain, ma che non sarebbe in potere della BCE regolamentarle o proibirle.

Draghi afferma che è sicuramente prematuro parlare o anche solo considerare la criptomoneta come strumento di politica monetaria, ma non chiude la porta anzi, non esclude che in un futuro non molto lontano quando la tecnologia raggiungerà la maturità potrebbero esserci sviluppi in questa direzione.