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La legge Stanca vista da Firenze
Inviato da: arturo di Mercoledì, 12 Aprile 2006 - 11:44
  FreeKnowledge La legge Stanca vista da Firenze
di Enrico Bisenzi di <http://www.infoaccessibile.com>

abstract
La homepage del Comune di Firenze www.comune.firenze.it è un raro ed efficace esempio di inaccessibilità ed offre lo spunto per riflettere sull'impatto avuto dalla Legge Stanca. Le tre vie verso l'accessibilità Web - ausili, codice standard ed interazione con l'utenza finale - sono illustrate per continuare a sperimentare l'accesso universale all'informazione su Web...

Un esempio da non seguire
La homepage del Comune di Firenze costituisce un buon esempio per riflettere sull'impatto avuto dalla legge (la cosiddetta *Legge Stanca*) che doveva segnare la svolta nella produzione di siti Web qualità di tipo pubblico sia sotto il profilo dell'accessibilità che dell'usabilità.

Senza farne un'analisi troppo tecnica è sufficiente esemplificare alcuni particolari per dimostrare che la sua applicazione, nel caso considerato si è rivelata un totale insuccesso.

Tanto per cominciare, la pagina di ingresso al portale Web di una fra le città più famose del mondo anche per i suoi esempi di arte e civiltà è rappresentata da una pagina fatta a cornici (frame) senza alternative testuali.
E gli stessi singoli frame contengono oggetti al proprio interno che non hanno alternative testuali, compreso per la sezione dedicata ai Cittadini con disabilità!?!.

Per i non-addetti ai lavori dell'accessibilità Web è sufficiente ricordare che le alternative testuali sono fondamentali per le persone non vedenti le quali necessitano di etichette testuali per poter interpretare (tramite sintetizzatore audio o barra braille) quanto rappresentato a schermo. Gli esempi potrebbero continuare con la disamina tecnica degli ostacoli per le persone diversamente abili presenti su www.comune.firenze.it ma è più importante sottolineare perchè l'impatto della Legge Stanca sia stato vicino allo zero e riflettere sulle ragioni di questo clamoroso insuccesso.

Risorse ed obiettivi
Le analisi sull'accessibilità Web di un qualsiasi sito suonano sempre come impietose per il Webmaster che le deve subire, ma ad onor del vero - e per chi con il Web è abituato a lavorarci e non solo a disquisirci accademicamente - bisogna ricordare come un prodotto (anche Web) è sempre il risultato di una mediazione fra gli obiettivi del lavoro e le risorse messe a disposizione per il medesimo. Non esistono quindi siti Web fatti bene o male in assoluto ma esistono siti Web fatti al meglio o al peggio delle risorse a disposizione (anche sotto il profilo dell'accessibilità Web).

Questa osservazione forse spiega come mai non siano state adottate da quasi nessun ente pubblico, o di pubblica utilità, i riferimenti tecnici della Legge Stanca.
Addirittura neanche gli stessi partiti politici che hanno sostenuto la Legge Stanca si sentono in dovere di adottarla, nessun partito lo fa, neanche Forza Italia che ospita al suo interno una dichiarazione di accessibiità www.forza-italia.it/accessibile.htm che non ha nulla a che vedere con gli standard normativi italiani...

“Il portale del Movimento Politico Forza Italia è stato progettato in modo da essere il più possibile conforme agli standard del consorzio W3C. La compatibilità è garantita con i browsers Netscape 6, Internet Explorer 5, Mozilla 1.5, Opera o superiori.”

Anche la Margherita Online, che, viceversa, si preoccupa di realizzare una versione accessibile del proprio sito www.margheritaonline.it/waiutilizza al suo interno alcune scritte rappresentate da banner grafici e non ingrandibili con le normali ozpioni dei browser più difusi (esigenza delle persone ipovedenti) mentre alcuni link che si aprono in nuove finestre rappresentano un ostacolo per le tecnologie assistive usate dai diversamente abili.

Insomma, gli stessi attori politici che da destra e da manca si sono spesi a gran voce sull'accessibilità Web, non solo non recepiscono gli standard tanto faticosamente delineati ma neanche sono in grado di andare incontro alle esigenze base delle persone diversamente abili che vogliono accedere all'informazione sul Web.

Di cosa hanno bisogno le persone diversamente abili?
Forse qualche domanda facevano bene a porsela anche i legislatori, come invece se le pone il mondo anglosassone, ricco di casi di eccellenza (a cominciare dal portale della BBC www.bbc.co.uk/accessibility.

In uno dei tanti sondaggi che periodicamente vengono svolti nel Regno Unito per cercare di capire cosa realmente le persone diversamente abili hanno bisogno di trovare (o di non trovare) sul Web emerge che le caratteristiche che agevolano la navigazione Web sono infatti:

- le alternative testuali e i link significativi (indispensabili per le persone non vedenti);
- le combinazioni di contrasti di colore efficaci (indispensabili per le persone ipovedenti);
- l'assenza di oggetti in movimento e di finestre pop-up, pagine accessibili da tastiera (indispensabili per le persone disabili motorie e che soffrono di epilessia);
- contenuti chiari, usabili e ben organizzati (esigenza di persone sorde e/o disabili cognitive).

Le persone diversamente abili possono essere aiutate nelle loro navigazioni Web cercando di realizzare codice Web standard, suggerendo gli ausili utili allo scopo, interagendo direttamente con chi realizza il sito al fine di trovare insieme delle soluzioni che riescono ad abbattere le barriere sul Web. Qualsiasi sia la strada scelta, in effetti non sono poi molte le esigenze delle persone diversamente abili e neanche troppo difficili da soddisfare sotto un profilo tecnico ma allora...

... perché non è stata applicata la Legge Stanca ?

Anche alla luce delle precedenti riflessioni la domanda sorge spontanea: perchè investire così tanto politicamente e mediaticamente su una legge, su una problematica così importante, per poi invece scoprire che la stessa Legge e la stessa iniziativa politica non hanno prodotto alcun beneficio di tipo pratico? Come può accadere che non se ne vedano gli effeti nemmeno su quei portali che dovrebbero essere casi di eccellenza?

I requisiti tecnici della Legge Stanca www.pubbliaccesso.gov.it/normative/DM080705-A.htm non solo appaiono criptici a chi non è specialista del settore ma contengono delle direttive di difficile, quasi impossibile, interpretazione ed applicazione.

Esempio eclatante è la strada scelta per definire i contrasti di colore efficaci da adottare su una pagina Web: un algoritmo del W3C (il World Wide Web Consortium), realizzato su un campione di utenza molto ristretto e non significativo rispetto alla problematica trattata (utenza di monitor televisivi e non rappresentante le principali disfunzioni visive) viene acriticamente adottato per definire quali sono i colori sicuri da adottare.

Provate Voi ad adottare la formula che verifica le differenze di luminosità e di colore tra il testo e lo sfondo secondo i seguenti algoritmi:

1) differenza di luminosità: calcolo della luminosità dei colori di testo e di sfondo con la formula: ((Rosso X 299) + (Verde X 587) + (Blu X 114)) / 1000, in cui Rosso, Verde e Blu sono i valori decimali dei colori; il risultato deve essere non inferiore a 125.

2) differenza di colore: calcolo della differenza di colore con la formula[Max (Rosso1, Rosso2) - Min (Rosso1, Rosso2)] + [Max (Verde1, Verde2) - Min (Verde1, Verde2)] + [Max (Blu1, Blu2) — Min (Blu1, Blu2)], in cui Rosso, Verde e Blu sono i valori decimali dei colori e Max e Min il valore massimo e minimo tra i due presi in considerazione; il risultato deve essere non inferiore a 500.

Fatelo senza avere a disposizione nessun validatore ufficiale che automatizzi il procedimento per poi scoprire dalla comunità scientifica nazionale ed internazionale che il suddetto algoritmo non vale nulla e che in effetti vi costringe a bocciare sulla vostra pagina Web dei contrasti che ad occhio vi sembravano efficaci e ne promuove altri che sempre apparentemente sembrano tuttaltro che utili per l'utenza ipovedente.

Infatti gli algoritmi proposti dalle espressioni matematiche di cui sopra tendono – quantunque erroneamente – a ricercare un'impossibile soluzione ottimale per tutti i difetti di vista, quando è arcinoto il fatto che le persone con difetti di vista ed ipovedenti hanno esigenze tanto articolare chealcuni siti specializzati in materia - il portale dell'Inail Superabile <http://www.superabile.it> o l'Ospedale di Cefalù <http://www.hsrgiglio.it/it/accessibile/index.jsp> - offrono opportunamente diverse scelte di contrasto.

Completano il quadro - infelice - di questi esempi l'adozione di standard e grammatiche formali molto esigenti ed inutili a fini pratici, nonché definizioni molto ambigue che lasciano spazio all'interpretazione su aspetti importanti quali il ridimensionamento di caratteri e dello schermo.

Inadeguatezza tecnica
Se chi ha fatto la legge ha avuto il merito di affrontare il problema chi ha poi dettagliato tecnicamente l'applicazione della Legge non è stato sicuramente all'altezza della situazione.

Gli enti che se ne sono occupati devono sicuramente qualche giustificazione per questo stato di cose: non solo in merito ai bizzarri requisiti tecnici delineati ma anche alla mancanza di validatori automatici che potevano essere realizzati con poco sforzo e venire incontro alle esigenze operative di chi con il Web ci lavora (vedi caso algoritmo dei colori sopracitato).
Ma che dire della mancanza di esempi ed indicazioni pratiche che sul sito specificatemente creato per questo (www.pubbliaccesso.gov.it)? Eppure essi potevano essere realizzati con pochissimo sforzo e rendere così la vita un po' meno difficile a chi si poneva il problema di realizzare siti Web accessibili a norma.

Non è stato fatto, eppure nel sito viene segnalato il Portale dell'Arma dei Carabinieri come primo caso di applicazione della Legge Stanca... ma senza spiegare come possono più scorciatoie da tastiera con lo stesso contenuto puntare a pagine diverse (tanto per restare nel campo degli esempi...).

Orizzonti (economici) perduti
Il risultato di queste politiche è sotto gli occhi tutti: quasi nessuno decide di adottare la normativa italiana sull'accessibilità Web perché costa troppo cercare di capire cosa applicare e come. In mancanza di indicazioni chiare, in assenza di strumenti e manualistica di supporto si decide nella migliore delle ipotesi di fare delle versioni accessibili fra mille difficoltà e sprechi di risorse umane ed economiche - al fine di cercare di soddisfare requisiti tecnici né chiari né utili ai fini pratici.

Nella famosa mailing list Webaccessibile <http://itlists.org/mailman/listinfo/webaccessibile/> risuona nel vuoto l'appello di un partecipante che chiede quale possa essere considerato un sito Web della PA conforme alla legge Stanca eccetto che per l'esempio portato (non si sa quanto a ragion veduta) del Comune di Sala Consilina...: allo stato attuale è innegabile che la stragande maggior parte dei siti Italiani della Pubblica Amministrazione e di pubblica utilità rinuncia ad adottare la Legge Stanca e quello che poteva essere un occasione di lavoro per molti si traduce in un costo.

Sconfitta culturale
Ma non è il flop economico l'aspetto più negativo dell'intera vicenda.
Indicando poche ma indispensabili linee guida per rendere i siti accessibili si poteva migliorare per tutti la qualità dei siti Web. Grazie all'esigenza delle persone diversamente abili si potevano rendere i nostri siti maggiormente visibili ai motori di ricerca, aumentarne l'usabilità e la rintracciabilità, renderli più facili da utilizzare.

In poche parole si poteva scoprire come abbattere delle barriere per qualcuno voleva significare rendere la vita migliore a tutti (un po' come è successo per l'abbattimento delle brarriere architettoniche – dove avvenuto – nella vita reale).

La maggiore partecipazione persone diversamente abili consentita dall'abbattimento di queste bariere avrebbe arricchito la nostra quotidianità anche sul Web.

Non è stato così e le esigenze della persona diversamente abile sono state vissute come l'ennesimo problema da gestire per chi doveva porsi il problema a titolo professionale.

Dalle ceneri ancora calde di questa pesante sconfitta culturale sarà possibile affrontare domani questa problematica in termini diversi?


P.S.
Qualora le analisi dei siti Web in oggetto non corrispondano all'attuale esposizione grafica degli stessi siti si invita a prendere in considerazione per la verifica della correttezza scientifica delle tesi esposte il noto portale internazionale denominato WayBackMachine <http://www.archive.org/web/web.php> che tiene in memoria le versioni datate delle principali pagine Web pubblicate su Internet.

Enrico Bisenzi, è docente presso l'Istituto di Arti Multimediali dell'Accademia di Belle Arti di Carrara sui temi dell'usabilità e della accessibilità dei siti web, collabora con il Polo Universitario di Prato per il Modulo 'Tecniche di lavoro e comunicazione in Rete (Corso di laurea 'Relazioni industriali e gestione delle risorse umane') occupandosi in particolare dei motori di ricerca. È autore e tutor di un corso online sui motori di ricerca, co-autore con Claudio Parrini del libro I motori di ricerca nel caos della Rete (Edizioni Shake 2001). Come principale attività professionale coordina numerose campagne di visibilità sui motori di ricerca (Top-ranking) per aziende di rilevanza nazionale <infoaccessibile.com>.

 
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