La tecnologia ci permette di condividere e di rendere disponibili istantaneamente saperi e conoscenze.
Norme comunitarie e di organismi internazionali si stanno orientando verso una legislazione che assegna diritti di esclusiva su idee e saperi, un tempo considerati beni comuni, estendendo il "diritto alla proprietà intellettuale" tradizionale.
- Una volta eletta/o intende sostenere tali proposte o opporvisi?
- Nel caso intenda sostenere tali proposte come intende garantire l'accesso alla conoscenza?
Credo sia estremamente importante favorire una libera circolazione di idee e saperi e mantenerla il più possibile indipendente dalle logiche di mercato. L’informazione e la possibilità di accedere alla conoscenza sono forse il modo più efficace che il singolo individuo possiede per esercitare appieno i propri diritti e per sviluppare nella maniera migliore le proprie potenzialità. Credo che l’Unione Europea debba assumere l’idea democratica della circolazione dei saperi e della condivisione delle opportunità come momento fondante della sua stessa esistenza, come valore di base cui riferirsi nello sviluppo delle sue leggi e delle sue politiche.
Alcuni sostengono la necessità di promuovere infrastrutture comuni nelle risorse necessarie alla produzione e allo scambio di informazioni all’interno del contesto informativo e che ciò sia necessario tanto per la democrazia quanto per la libertà individuale.
Altri, pur condividendo tale opinione di principio lamentano una possibile discriminazione.
- Alla luce di tali posizioni, ritiene necessario un intervento legislativo per garantire e mantenere delle infrastrutture pubbliche?
Sono convinto che sia necessario perseguire anche a livello legislativo l’obiettivo di mantenere spazi pubblici indipendenti dal controllo delle multinazionali e dei giganti del settore. Nella congiuntura attuale, in cui è sempre più difficile contrapporsi alla potenza dei grandi gruppi, è necessario creare le condizioni per lo sviluppo di alternative utili a difendere la libertà dei singoli individui e l’esistenza di realtà produttive minori. Pertanto è indispensabile assicurare degli spazi di democrazia anche all’interno del contesto informativo.
La proprietà di un bene immateriale è oggi paragonata alla proprieta' di un bene materiale. Eppure molti sostengono che caratteristiche sono diverse è una pura trasposizione non è economicamente vantaggiosa per la società.
- É daccordo con il considerare la proprietà privata dei beni immateriali analoga alla proprietà privata dei beni materiali?
La Costituzione Europea fra i fondamentali diritti di libertà recita: Parte II Carta dei diritti fondamentali dell'unione - Titolo II Libertà II-17. Diritto di proprietà §2 La proprietà intellettuale è protetta.
- Condivide l'inclusione di questo "diritto di libertà" nella costituzione europea? Lo sosterrą?
I
beni immateriali devono essere un patrimonio di tutta la comunità e servire
come base di discussione, ricerca e sviluppo collettivi, da cui tutti possano
trarre stimoli ulteriori e vantaggi comuni.
Per questo credo sia opportuno porre l’accento sulla condivisione dei
saperi piuttosto che sulla proprietà intellettuale.
Per trarre valore economico da beni immateriali, infinitamente riproducibili e fruibili, secon do alcuni, occorre porre dei limiti alla loro diffusione, creando una scarsità artificiale (un po' come la distruzione dei pomodori europei per tenerne alto il prezzo).
- Ritiene possibile o utile mantenere l'accesso della conoscenza, potenzialmente per tutti i cittadini?
- Pochè la conoscenza e i saperi si basano sui saperi precedentemente accumulati, vi è chi sostiene che una eccessiva restrizione della libera circolazione di nuovi saperi rischierebbe di soffocare l'innovazione. Che iniziative suggerisce di intraprendere a livello europeo per limitare tale rischio?
- Ritiene che la difficoltà di trarre profitti dall'innovazione prodotta limiti gli investimenti per produrre nuova conoscenza e prodotti?
- Le leggi attuali sono un buon bilanciamento fra profitti privati e bisogni pubblici? Oppure occorrono iniziative correttive? E se del caso in quale direzione ritiene che debbano essere prese?
La conoscenza e l’innovazione sono da considerarsi un bene collettivo e, come tale, bisogna adoperarsi per assicurarne la più ampia condivisione. Un libero accesso alla conoscenza non può che facilitare la crescita culturale e sociale della comunità e favorire l’ampliamento e la diffusione delle innovazioni tecnologiche. Per questa ragione sostengo con convinzione la necessità di supportare con una legislazione adeguata lo sviluppo di software open source, di licenze libere, del copyleft e del “fair use”. E’ necessario promuovere, inoltre, un’attività di ricerca pubblica con mezzi e risorse adeguate che sia svincolata da fini esclusivamente commerciali. Credo, infatti, che la ricerca possa dare migliori risultati e produrre scoperte e soluzioni inattese se lasciata libera di seguire le proprie intuizioni. E’ necessario non porre restrizioni alla capacità di immaginare, di inventare, di scoprire che da sempre ha rappresentato una grande forza e una grande chance per l’umanità nel suo complesso. La logica del profitto, da sola, non basta a sviluppare la conoscenza e l’innovazione. Il rischio è quello della settorialità, della parcellizzazione dei saperi e del monopolio delle scoperte.
Vi è, specie negli ultimi anni, una tendenza all'estensione della durata sia dei brevetti che del copyright.
- Ritiene adeguato che la durata dei brevetti debba essere al minimo di 20 anni?
- Concorda con la continua estensione della durata del copyright che ha raggiunto in alcuni casi oltre 100 anni ?
- Ritiene che sia corretto che le istituzioni europee non possono legiferare su questi temi, essendo soggette agli accordi TRIP? Ritiene che si debbano ottenere deroghe in temi quali la conoscenza e la cultura ?
- La durata dei brevetti si è estesa, mentre il ciclo di vita dei prodotti e delle idee si è invece ridotto. Voterebbe la richiesta al commissario al commercio di richiedere di una drastica riduzione di tali durate ?
Ritengo che la legislazione attuale sulla durata dei brevetti e del copyright e sulle forme di protezione della proprietà intellettuale siano eccessive e ostacolino la crescita culturale della società nel suo complesso. Tali restrizioni hanno l’effetto di privatizzare e mercificare un bene che, a mio giudizio, è collettivo e che non deve essere sottoposto a restrizioni di tale portata, perché è patrimonio della comunità e non fonte di ricchezza per i singoli. La diffusione della cultura e dei saperi, l’accesso alle nuove strumentazioni e alle nuove tecnologie devono costituire un momento di crescita sociale, devono servire ad ampliare le libertà civili e costituire un’opportunità di accesso ai diritti sociali e alle risorse del mercato e del lavoro per tutti i cittadini. Devono essere un’opportunità per tutti, non soltanto per chi può accedervi a costi elevati..
In merito alla proprietà dei brevetti ed alle ripercussioni sull'ecnomia e sulla difesa.
- In quale modo l'Europa può mantenere la sua indipendenza
- In quale modo le PMI europee del settore possono continuare a svolgere il benefico ruolo nello sviluppo dell'economia europea in presenza di importanti royalties che ne bloccano la produzione?
- In quale modo la difesa nazionale ed Europea possono sviluppare tecnologie autonome nel settore?
L’Europa può trovare un punto di forza per mantenere la propria indipendenza nel favorire la diffusione di software non brevettabili e privi di ulteriori restrizioni che ne limitino l’accesso e l’utilizzo. Deve contrastare con un’apposita legislazione e con opportune azioni legali le concentrazioni industriali e le situazioni di monopolio. Deve impegnarsi a favorire un’ampia attività di ricerca pubblica, i cui risultati siano facilmente accessibili e diventino patrimonio comune senza essere sottoposti a brevetti e costi insostenibili per i fruitori, che permetta di diversificare l’offerta del mercato e le soluzioni tecnologiche con prodotti innovativi ed originali. Una maggiore autonomia nella produzione in settori strategici permette una maggiore autonomia politica ed economica ed una più efficace strategia di difesa. Una maggiore apertura del mercato ed una diversificazione dei prodotti creano le condizioni più opportune per la sopravvivenza e lo sviluppo delle PMI.
Alcune amministrazioni pubbliche europee e alcuni governi dei paesi in via di sviluppo comiciano a inserire fra le condizioni di selezione del software da acquistare che sia open open source. É in preparazione una direttiva europea (sulla neutralità) che considera tale discriminazione lesiva della libertà di mercato.
- Ritiene che Open Source sia semplicemente un modello di business ? Oppure ritiene che un governo e una amministrazione abbiano il diritto di porre tale discriminante poichè si tratta di una scelta politica con aspetti di indirizzo strategico ? Quali sono questi aspetti ?
- Se del caso è disponibile a sosternee con il suo voto una direttiva sulla neutralità ?
Sono assolutamente a favore dell’utilizzo di software open source perché, oltre a rappresentare una notevole riduzione dei costi per le Pubbliche Amministrazioni, rappresentano una scelta strategica per la lotta al predominio delle grandi compagnie multinazionali. Inoltre rispondono pienamente a quei valori di diffusione democratica dei saperi e di libero accesso alle tecnologie che stanno alla base di un modello socialmente sostenibile di società dell’informazione.
Con la tecnologia digitale si rende possibile identificare per ogni documento da chi è stato prodotto, quando, controllare e impedirne la riproduzione e modifica. Con la tecnologie digitali, supportate da una adeguata legislazione, è possibile richiedere che ogni documento che circola in rete include questi sistemi di identificazione e protezione.
- Concorda con questa forma di controllo sulle informazioni digitali?
- Concorda con l'idea che ogni frammento di conoscenza, una volta digitalizzata debba avere un proprietario?
- Intende sostenere le proposte di direttiva sul DRM?
- Ritiene che i progetti informatica sicura (conosciuto come 'Trusted Computing', 'Palladium', 'NSGCB', etc..) rappresentino una necessario strumento di controllo per garantire la sicurezza informatica e combattere contro la pirateria?
- É il Grande Fratello o un semplice strumento di controllo della pirateria e di distribuzione dei profitti?
Ovviamente, per tutto quanto detto sinora, non vedo favorevolmente l’affermazione di questo tipo di tecnologie, che vanno nel senso diametralmente opposto a quello da me auspicato. Credo che una forma di controllo così capillare risolva ben poco il problema della pirateria e contribuisca, invece, a limitare fortemente ed in maniera invasiva e prepotente le libertà dei singoli cittadini. Sembra, a tutti gli effetti, una sorta di Grande Fratello più che uno strumento di gestione e controllo amministrativo.
La nozione di privacy non definisce più soltanto la tutela della vita privata e familiare, ma include la protezione dei dati personali, il diritto di mantenere il controllo sulle proprie informazioni, ovunque esse si trovino. Inoltre, molti ritengono che questi diritti confliggano con la lotta al terrorismo e sono state emanate leggi speciali (quali il Patriot Act) per rimuovere temporaneamente alcuni di questi diritti.
- Ritiene che le attuali garanzie al cittadino si possano ridurere ai fini di piu' efficace lotta al terrorismo?
- Appoggerebbe leggi simili al Patriot Act? Riterrebbe accettabili sistemi di controllo dei contenuti delle comunicazioni, quali Echelon, nel passato condannato dal Parlamento Europeo, oggi accettabili? Con quali garanzie?
- Ritiene accettabili controlli biometrici nei luoghi pubblici?
Credo che qualsiasi forma di controllo eccessivo sulle persone costituisca una violazione della privacy e vada contro i valori di libertà, democrazia e rispetto del singolo individuo che sono alla base della nostra cultura. Cedere il passo su questo terreno vuol dire perdere la battaglia contro il terrorismo, perché significa scardinare i valori sui quali si fonda la nostra società. La sfida che dobbiamo affrontare è quella di fronteggiare l’emergenza terrorismo senza rinunciare a noi stessi e alla nostra capacità di costruire forme di convivenza libere ed aperte.
Esempi di infrastrutture e beni comuni comuni, il cui accesso non può essere discriminato, spaziano da Internet, alle biblioteche e scuole pubbliche. Queste, insieme alla conoscenza pubblica hanno permesso eguali opportunita' di innovazione e conoscenza.
In una società della conoscenza, la conoscenza è una delle maggiori fonti di profitti. La conoscenza, che se mantenuta bene pubblico non ha valore e non possono diventare fonte di profitto per privati. Un libero accesso, se da una parte permetterebbe di diffondere la conoscenza, l'istruzione e il sapere, d'altro canto non permetterebbe agli autori di trarre profitto dal proprio lavoro. Il bilanciamento di questa dicotomia viene decisa a livello politico. L'accesso alla conoscenza deve quindi essere maggiormente regolato e controllato.
- Concorda con questo approccio?
- Oppure ritiene che la conoscenza come bene comune sia da preservare?
- Oggi una nuova direttiva europea richiede che ogni prestito di un libro nelle biblioteche pubbliche europee sia soggetto ad una tassa. Concorda?
Ripeto ancora una volta che la conoscenza è un bene pubblico da preservare e diffondere con ogni mezzo. Ritengo che tassare i libri nelle biblioteche sia una vera e propria aberrazione e che venga meno il fine stesso di questa istituzione. Le biblioteche devono servire alla diffusione del sapere e hanno il compito di favorire l’accesso alla conoscenza anche da parte delle fasce più disagiate della popolazione. Sono un grande valore di civiltà e di democrazia e questo valore non può essere mercificato ed asservito a logiche di protezionismo.
Le tecnologie legate alla Rete se da un lato sono un formidabile veicolo di innovazione dall'altro possono essere un elemento di discriminazione tra chi può averene accesso e chi ne risulata escluso
- Qual'è la sua posizione sul Digital Divide?
- Che tipo di digital divide identifica? Fra quali soggetti / luoghi si produce tale frattura?
- Quali sono le proposte contenute nel suo programma elettorale per ovviare/limitare il digital divide?
Il Digital divide è un problema importante che va affrontato con impegno e serietà. Rappresenta una nuova forma di analfabetismo che caratterizza tanto i paesi sviluppati, dove colpisce larghe fasce di popolazione (anziani, portatori di handicap, e più in generale tutte quelle persone che per una sorta di barriera culturale restano escluse dalla comunicazione informatica), quanto i paesi in via di sviluppo, strutturalmente in enorme ritardo sulla via delle nuove tecnologie. E’ una questione vitale per combattere la discriminazione economica e l’isolamento sociale. E’ un problema complesso che richiede innanzitutto uno studio approfondito per mettere a punto una serie di strategie diversificate e modulate sui diversi contesti, nazionali ed internazionali. Per questo è auspicabile innanzitutto aprire degli spazi di confronto con la società civile e tra i diversi paesi per elaborare proposte legislative, forme di cooperazione, progetti di formazione e piani specifici per favorire l’“inclusione digitale”.