Risposte alle 11 domande poste da:
"Il Secolo della Rete - for a free knowledge society"
al Candidato al Parlamento Europeo

Mario MICHELANGELI per il PdCI

circoscrizione Centro


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1. Diritto di esclusiva o diritto di accesso

La tecnologia ci permette di condividere e di rendere disponibili istantaneamente saperi e conoscenze.

Norme comunitarie e di organismi internazionali si stanno orientando verso una legislazione che assegna diritti di esclusiva su idee e saperi, un tempo considerati beni comuni, estendendo il "diritto alla proprietà intellettuale" tradizionale.


Se eletto intendo proseguire la fiera opposizione, già condotta in modo compatto nelle scorse legislature dai parlamentari del mio gruppo (vedi http://www.pdci-europa.org/campagne/fks/nelle-istituzioni.html alle proposte della Commissione presieduta da Prodi di restringere l’accesso al sapere, di estendere l’utilizzo dei brevetti (in gergo armonizzare la legislazione con quella degli Stati Uniti), che rafforzano la “proprietà intellettuale, e che diminuiscono la privacy (http://www.pdci-europa.org/campagne/fks/doc/sw3.pdf).

Gli europarlamentari del PdCI, hanno proposto emendamenti (spesso come primi firmatari http://www.pdci-europa.org/campagne/fks/doc/swpat-rejection.doc, http://www.pdci-europa.org/campagne/fks/doc/brevet.doc) su tutte queste leggi http://www.pdci-europa.org/campagne/fks/doc/sw2.pdf

Gli europarlamentari, insieme ai funzionari e ai militanti della sezione PdCI di Bruxelles sono sempre stati (unico partito italiano) parte dei movimenti e in prima fila nelle manifestazioni contro la privatizzazione del sapere.
Oggi, in quella che viene denominata società della conoscenza, il sapere e la conoscenza sono la risorsa fondamentale e necessaria per lo sviluppo economico dei paesi del nord del mondo.

A fronte di questa nuova realtà, e della crisi da sovrapproduzione, le multinazionali stanno imponendo nuove leggi e regole per impedire il libero scambio dei saperi. Ciò è avvenuto in modo sotterraneo negli ultimi 10 anni, mediante gli infami accordi TRIP, nell'ambito dell'OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio); mediante gli uffici brevetti che hanno esteso la brevettabilità dai processi industriali, ai processi di business, alle idee, al software, a ogni elemento del sapere; ne hanno esteso la durata a tempi praticamente indefiniti.
La conoscenza, l’istruzione, il sapere sono sempre stati strumenti di riscatto e di progresso sociale. Dove la popolazione e’ colta, istruita, si ha l’indipendenza di pensiero e la libertà dall’oppressione.

Queste posizioni sono state sempre chiaramente espresse dal nostro partito sulla nostra stampa http://www.pdci-europa.org/campagne/fks/doc/free-sw-galtieri.html e nei comunicati stampa http://www.pdci-europa.org/campagne/fks/doc/posiz-deleg.html.

Questa è la società per la quale i comunisti si battono da sempre. L’istruzione, la cultura, il sapere sono dei diritti per tutti. Devono essere beni comuni. Il PdCI è conscio che la difesa di questi diritti è una delle maggiori battaglie che ci attende nel futuro.


2. Conoscenza e infrastrutture comuni

Alcuni sostengono la necessità di promuovere infrastrutture comuni nelle risorse necessarie alla produzione e allo scambio di informazioni all’interno del contesto informativo e che ciò sia necessario tanto per la democrazia quanto per la libertà individuale.
Altri, pur condividendo tale opinione di principio lamentano una possibile discriminazione.


Il PdCI si e’ sempre battuto contro la scellerata politica di privatizzazione, e per l’utilizzo comune delle grandi reti infrastrutture, strategiche per lo sviluppo economico e sociale.
A tali infrastrutture , siano esse reti stradali, reti ferroviarie, reti elettriche, etere, rete idrica, rete telematica, deve essere garantito un accesso non discriminatorio. L’ideologia neoliberista ha sostenuto che la gestione di queste risorse debba essere data al mercato, rendendo lo stato più snello. La questione non e’ stato verso mercato, ma se la risorsa debba essere controllata o libera.
Le risorse libere sono sempre state centrali per il progresso, l’innovazione, la creatività , la democrazia. Le strade sono libere in questo senso, una strada da’ valore al business e ai servizi che possono circolare su di essa. L’economia si e’ sviluppata quando sono state eliminate le restrizioni alla circolazione (eliminando i vari Ghino di Tacco).
Analogamente la rete telematica, Internet, ha permesso uno straordinario sviluppo (sia economico che culturale) , grazie al suo essere libera: non vi era una autorità che poteva discriminare l’accesso.


3. Concetto di Proprietà dei beni immateriali

La proprietà di un bene immateriale è oggi paragonata alla proprieta' di un bene materiale. Eppure molti sostengono che caratteristiche sono diverse è una pura trasposizione non è economicamente vantaggiosa per la società.


Il PdCI è in accordo e sostiene in Parlamento le posizioni della società civile che si oppone a questa innaturale trasposizione, chiaramente espresse all’ultimo World Summit della società dell’informazione

Le multinazionali e i gruppi industriali, dagli anni '80 stanno operando a livello globale, una campagna ideologica per far accettare il concetto di "proprietà intellettuale" e una campagna di lobby sulle istituzioni nazionali e internazionali (governo USA, GATT, WTO, accordi TRIP, Istituzioni Europee, ...) per modificare la legislazione attuale e "proteggere" la "proprietà intellettuale". E definire gli strumenti (tecnici e legali) per limitare la diffusione e riproducibilità della conoscenza in tutte le sue forme.

Io mi opporrò, e denuncerò tutte proposte di legge che vanno in questa direzione.


La Costituzione Europea fra i fondamentali diritti di libertà recita: Parte II Carta dei diritti fondamentali dell'unione - Titolo II Libertà II-17. Diritto di proprietà §2 La proprietà intellettuale è protetta.


Non solo la proprietà intellettuale è citata più volte nella proposta di Costituzione, ma è menzionata fra le libertà fondamentali, insieme al diritto di associazione, al diritto di asilo, all’istruzione.

Non lo condivido. Ovviamente i Comunisti italiani ritengono fondamentali altre libertà e diritti: libertà dal bisogno economico, libertà dallo sfruttamento...

Alcuni articoli della Costituzione sono condivisibili; sono contrario a questo articolo.


4. Accesso alla conoscenza e innovazione

Per trarre valore economico da beni immateriali, infinitamente riproducibili e fruibili, secon do alcuni, occorre porre dei limiti alla loro diffusione, creando una scarsità artificiale (un po' come la distruzione dei pomodori europei per tenerne alto il prezzo).

L’accesso alla conoscenza è indispensabile sia per l’innovazione, che per la cultura, il progresso e l’emancipazione sociale di tutti i cittadini. Una accesso ristretto ad una classe di cittadini, oltre ad essere ingiusto impoverisce la società.

La restrizione della conoscenza, che potrebbe essere liberamente disponibile, ma è ridotta a merce e data in esclusiva ad una impresa per decine di anni, affinché ne tragga profitto, sono un esproprio sociale. Molte nuove conoscenze dipendono o dalla ricerca finanziata dal settore pubblico (università, ricerca pregressa) o dalla conoscenza di dominio pubblico.

La brevettazione del sapere del software contrasta con la necessaria espansione delle Piccole e Medie Imprese.


5. Durata dei diritti di proprietà intellettuale

Vi è, specie negli ultimi anni, una tendenza all'estensione della durata sia dei brevetti che del copyright.


Questa durata del copyright è semplicemente un oltraggio. Ritengo che per i beni comuni si debba chiedere una deroga.

E’ indispensabile che il commissario europeo che rappresenta dell’Unione nei negoziati internazionali si batta per invertire questa tendenza ad allargare la durata.

Mi batterò in Parlamento per obbligare la Commissione in questa direzione e quindi a emanare normative cogenti in tal senso.


6. Proprietà dei brevetti

In merito alla proprietà dei brevetti ed alle ripercussioni sull'ecnomia e sulla difesa.


In Parlamento l'opposizione alla direttiva è condotta dai comunisti italiani con il loro gruppo parlamentare (GUE/NGL) insieme al gruppo Verde.
Il deputato Cossutta è il primo firmatario della richiesta di rifiuto della proposta del Commissario Bolkestein, in quanto "proponendo la brevettabilità delle invenzioni messe in opera con un computer, la Commissione apre la via alla brevettabilità del sapere umano. Di più, questa direttiva non risponde alle necessità economiche, scientifiche e culturali del settore informatico europeo così come la necessità di promuovere l'innovazione".

La proposta di direttiva è uno strumento di aggressione alla libera diffusione ed alla condivisione della conoscenza, pratica comune nell'ambito informatico. Copiando pedissequamente il modello statunitense, la Commissione intende così favorire poche multinazionali, ovvero creare un monopolio, limitando la possibilità di creare software.

Oggi la maggioranza dei brevetti sono in mano a poche multinazionali. Se dunque gli elementi per produrre software - una volta liberamente disponibili - saranno brevettati, poche multinazionali obbligheranno quello che oggi è un produttore indipendente a pagare i diritti o, essendo i mezzi di produzione requisiti, diventare salariati (iperflessibilizzato-servo della gleba) delle multinazionali.

Il PdCI, ha espresso la sua posizione sia in comunicati stampa, che in articoli sul nostro settimanale "Rinascita".


7. Neutralità rispetto all'open source

Alcune amministrazioni pubbliche europee e alcuni governi dei paesi in via di sviluppo comiciano a inserire fra le condizioni di selezione del software da acquistare che sia open open source. É in preparazione una direttiva europea (sulla neutralità) che considera tale discriminazione lesiva della libertà di mercato.


Mi opporrò a tale direttiva proponendo emendamenti sia in stretto contatto con il movimento open source che con le amministrazioni locali più illuminate.

Mi batterò inoltre per richiedere alla Commissione una comunicazione e la preparazione di una direttiva sul riutilizzo.


8. Tecnologie per il "Digital Right Management"

Con la tecnologia digitale si rende possibile identificare per ogni documento da chi è stato prodotto, quando, controllare e impedirne la riproduzione e modifica. Con la tecnologie digitali, supportate da una adeguata legislazione, è possibile richiedere che ogni documento che circola in rete include questi sistemi di identificazione e protezione.


Il sogno di ogni dittatura è sempre stato la possibilità del controllo totale: controllare chi produce idee e documenti, impedirne la riproduzione e distribuzione. Non era possibile mettere un poliziotto accanto ad ogni fotocopiatrice, identificare lo scrittore di un documento, e, pur con maggiori difficoltà le idee hanno continuato a circolare. Un dissenso politico, una opposizione si è potuta esprimere.
Oggi invece la tecnologia digitale rende possibile realizzare questo sogno: identificare per ogni documento da chi è stato prodotto, dove, controllare e impedirne la riproduzione e modifica.

Questo sistema di controllo totale viene presentato come un metodo per garantire al piccolo autore di trarre “il giusto profitto” dalla sua opera.

Questo non è vero, ed è un gravissimo un pericolo per la libertà, che vede profilarsi scenari orwelliani.


9. Privacy

La nozione di privacy non definisce più soltanto la tutela della vita privata e familiare, ma include la protezione dei dati personali, il diritto di mantenere il controllo sulle proprie informazioni, ovunque esse si trovino. Inoltre, molti ritengono che questi diritti confliggano con la lotta al terrorismo e sono state emanate leggi speciali (quali il Patriot Act) per rimuovere temporaneamente alcuni di questi diritti.


Assolutamente no. le garanzie attuali sono il risultato di anni di battaglie.

Negli Stati Uniti, con il pretesto della lotta al terrorismo sono passate leggi che limitano fortemente la libertà individuali e la privacy dell’individuo. Sono contrario a ridurre queste garanzie, soprattutto in un contesto tecnologico, che permetterebbe in pochi anni grazie alle tecnologie di digital right management il controllo totale delle informazioni che circolano in rete.

Il PdCI ha presentato numerose interrogazioni per smascherare l’esistenza di Echelon, inizialmente negato o minimizzato dalla Commissione. Non ritengo vi siano garanzie possibili.

Non ritengo accettabili tali controlli. La gestione dei dati relativi ai cittadini, e’ un tema particolarmente delicato, sul quale la Commissione, sta proponendo una deriva autoritaria, e un allineamento (pardon si dice “armonizzazione”) alle posizioni USA. L’accordo sulla “data retention” e’ solo una prima avvisaglia.


10. Commons

Esempi di infrastrutture e beni comuni comuni, il cui accesso non può essere discriminato, spaziano da Internet, alle biblioteche e scuole pubbliche. Queste, insieme alla conoscenza pubblica hanno permesso eguali opportunita' di innovazione e conoscenza.

In una società della conoscenza, la conoscenza è una delle maggiori fonti di profitti. La conoscenza, che se mantenuta bene pubblico non ha valore e non possono diventare fonte di profitto per privati. Un libero accesso, se da una parte permetterebbe di diffondere la conoscenza, l'istruzione e il sapere, d'altro canto non permetterebbe agli autori di trarre profitto dal proprio lavoro. Il bilanciamento di questa dicotomia viene decisa a livello politico. L'accesso alla conoscenza deve quindi essere maggiormente regolato e controllato.


Come affermato fino ad ora ritengo di primaria importanza che la conoscenza sia bene pubblico.
Non posso che condannare ogni norma che limiti la libertà alla conoscenza frapponendogli ostacoli di natura economica.


11. Digital divide / Frattura digitale

Le tecnologie legate alla Rete se da un lato sono un formidabile veicolo di innovazione dall'altro possono essere un elemento di discriminazione tra chi può averene accesso e chi ne risulata escluso


L'analfabetismo è ancora oggi un flagello che colpisce le classi meno abbienti. L'analfabetismo di ritorno, che come indica il Prof. Tullio de Mauro si situa, nelle nostre società "occidentali" ad oltre il 10% della popolazione accresce l'esclusione sociale delle classi meno abbienti.

L'analfabetismo informatico si aggiunge ai precedenti e crea quella che viene definita la frattura digitale. La lotta contro tutto ciò è primordiale.


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