| Il
Secolo della Rete
L’associazione
“Il Secolo della Rete - for a Free Knowledge Society”
nasce a Pisa il 6 dicembre scorso con l’obiettivo di riunire
soggetti diversi intorno ad una piattaforma tesa a sostenere quelle
caratteristiche dell’economia
di rete che la oppone come irriducibile
antagonista dell’economia di guerra che oggi
tenta di gerarchizzare il mondo.
Strani giorni
«“La nuova era dei rapporti umani”
non ha
organi politici degni di essa.
Il pubblico democratico è ancora
in gran parte amorfo e disorganizzato»
(John Dewey, Comunità e Potere, 1927).
Il
nuovo secolo è coinciso con l’inizio della più
grave crisi strutturale dell’economia e della società
mondiale dalla fine del 2° conflitto mondiale. Più di
una semplice crisi economica appare
una difficoltà crescente di funzionamento del modello occidentale.
La
politica appare annichilita: inattiva o velleitaria nella sua autoreferenzialità,
o miope esercizio della forza bruta. Sono colpiti da un grave processo
degenerativo sia gli orientamenti “conservatori” quanto
quelli “progressisti” non meno di quelli più
“estremisti”. La società
nel suo complesso soffre di una profonda crisi di immaginazione.
Gli
anni '90
Eppure gli anni '90 avevano mostrato, tra ricchezza ed ambiguità,
il materializzarsi di fenomeni socio-economici di trasformazione
del tutto nuovi:
Impresa
rete,
come:
riorganizzazione del lavoro che elimina la distinzione tra tempo
di vita e tempo di lavoro e può generare supersfruttamento
del lavoro dipendente precarizzato ed autonomo e
simultaneamente una
possibilità di 'flessibilizzazione dal basso' con i lavoratori
che possono regolare e contrattare i ritmi e l'organizzazione della
propria attività
Economia
della conoscenza,
come:
messa al lavoro della vita stessa attraverso l'assunzione nell'economia
della creatività culturale e del linguaggio stesso, ma
anche presa di controllo da parte dei lavoratori
del principale mezzo di produzione di oggi: la conoscenza, non espropriabile,
in quanto parte dell'unità biologica di chi lo detiene.
Nuove
imprese produttrici di servizi infrastrutturali,
tecnologie di comunicazione, hardware e sofwtware:
fenomeno di sperimentazione da riassorbire poi nel big business
monopolistico e anche
affermazione di esperimenti economici, culturali e sociali come
il software free e open source e le reti di file sharing che hanno
svelato l’irrealismo dei modelli di business tradizionali
delle major dell’industria e mostrato anche una irriducibilità
ai modelli organizzativi tradizionali.
Questi
processi, anche se apparentemente oscurati, non si sono arrestati.
Noi pretendiamo di riprendere in
pubblico il filo della sperimentazione sociale economica e tecnologica
degli ultimi anni '90 per trovare antidoti efficaci alla gelata
politica di questo inizio di secolo.
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Il
nuovo secolo
Malgrado
le difficoltà del momento, le capacità
di invenzione e la forza intellettuale dei soggetti
individuali e collettivi (PMI e PA innovative, cultura hacker, nuove
professioni) sono intatte ed in grado di alimentare
la visione di un futuro diverso.
Troppo
spesso la Rete è stata vista come un fenomeno tecnologico
con importanti riflessi economici e curiosi effetti sociali. Noi
sosteniamo invece che vada esplicitato il suo essere parte di una
mutata forma delle relazioni tra persone. La Rete è
prima di tutto un fenomeno di trasformazione sociale che riguarda
nel profondo le possibilità organizzative della società.
Nell'opensource/free
software, ad esempio, il rilevante impatto nel settore del software,
è secondario rispetto al modello sociale che mette in atto.
Nello stesso solco sono l'estensione delle reti p2p e l'estendersi
delle comunità virtuali che utilizzano la rete come mezzo
di comunicazione ed aggregazione sociale piuttosto che che come
canale commerciale o di entertainment.
Queste
trasformazioni vanno rese evidenti e va compreso che si accompagnano
a trasformazioni nella vita e nel lavoro ben oltre il fenomeno Internet,
vanno messe in connessione tra loro e, per quanto possibile ed utile,
con il sistema politico al di fuori degli schematismi tradizionali.
Sappiamo
che le resistenze e le diffidenze settoriali sono forti, quanto
inutili, la trasformazione è in atto e la sola cosa in cui
noi tutti possiamo intervenire è il suo senso.
Noi
vogliamo lavorare per:
-
mettere
in rete fra loro i settori più avanzati e innovativi
delle imprese, le PA locali, più vicine alla realtà
del territorio e più consapevoli delle mutazioni socio-culturali,
i settori culturalmente più evoluti dei nuovi movimenti
(quelli, per intenderci, che ragionano di “globalizzazione
dal basso”, rifiutando l’etichetta “resistenziale”
di No Global) e i settori tecno-scientifici più aperti
e consapevoli;
-
diffondere,
in particolare fra nuove professioni, nella PA e nel management
delle PMI, culture organizzative e del lavoro ispirate ai principi
di cooperazione, condivisione delle conoscenze, qualità
del lavoro;
-
lottare
contro la stretta legislativa su brevetti e copyright, imposta
dai monopoli dell’industria culturale, che, oltre a criminalizzare
milioni di produttori-utenti-consumatori, limita pesantemente
e non riconosce le opportunità sociali ed economiche
dei modelli di innovazione emergenti;
L'associazione
in questa fase iniziale è formalmente retta da un comitato
di gestione. Nella prossima assemblea dei soci verranno definite
cariche e compiti.
Il
comitato di gestione è composto da: Angelo Buongiovanni (Presidente),
Anna Carola Freschi, Stefano Lotti, Paolino Madotto, Alessandra
Martelli, Flavia Marzano, Carlo Mochi, Mauro Munzi, Elena Rossi |