| Comunicato
19-03-04
ECONOMIA
DI RETE CONTRO ECONOMIA DI GUERRA
Oggi,
all’inizio del nuovo secolo, un vecchio paradigma economico,
splendidamente rappresentato dalla presidenza Bush, sembra aver
preso il sopravvento, orientando a sé con crescente violenza
la vita quotidiana, le attività economiche, la circolazione
delle informazioni, la produzione delle idee, la protezione dell’ambiente.
Questo paradigma è “l’economia
di guerra”, a
servizio dell’industria del petrolio e delle armi. Non si
tratta soltanto di quello che alcuni hanno chiamato “keynesismo”
di guerra, ma di prevedere, progettare ed utilizzare la guerra come
strumento per garantire con le armi la sopravvivenza di un modo
di produrre e di vivere sempre più grottescamente inadeguato
a risolvere gli enormi problemi che esso stesso ha generato:
disuguaglianze insopportabili, distruzione delle risorse naturali,
cancellazione di ogni diversità culturale.
Negli
ultimi anni del secolo scorso si è tuttavia prodotto un tumultuoso
cambiamento che ha investito la vita sociale, le relazioni economiche,
le aspettative e la speranza del futuro di vasti settori della popolazione
e dei soggetti economici dei paesi sviluppati. Questo movimento,
innescato dalla disponibilità di vecchie e nuove tecnologie
dell’informazione e della comunicazione, ha generato un nuovo
paradigma economico: “l’economia
di rete”. A questo nuovo modello
di cooperazione sociale e produttiva, con generosità, ingenuità,
perizia tecnica, intelligenza sociale e, spesso, scarso senso degli
affari, ha fatto riferimento una moltitudine di attori dalle caratteristiche
più diverse, spesso tra loro in conflitto ed in competizione:
piccole imprese, ricercatori, hackers, professionisti, centri sociali,
grandi aziende multinazionali, finché a gran
parte di essi la speculazione finanziaria non ha succhiato energie
e risorse senza però riuscire ad ucciderne l’intelligenza
del futuro e la speranza di poter costruire inedite forme di cooperazione
produttiva e sociale.
L’economia
di rete detesta l’economia di guerra ed è il suo antidoto:
è la cooperazione che si oppone al dominio, è informazione
non gerarchizzata, è valorizzazione e relazione tra le diversità,
è speranza nel futuro.
La
guerra preventiva all’Iraq e la situazione disastrosa che
ha generato, come largamente previsto, è solo l’ultimo
esempio di un paradigma vecchio e pericoloso e della sua rozza strategia
di potere che favorisce e pratica il terrorismo invece di fermarlo.
Il
Secolo della Rete aderisce per questo alla giornata di mobilitazione
globale ed alla manifestazione del 20 a Roma.
Il
Secolo della Rete
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